Ritorno in classe, ben venga la Dad solo se è complementare alla scuola in presenza


di Marco Ricucci* Noi docenti di latino, ex analfabeti digitali, negli ultimi due anni abbiamo imparato nuove metodologie didattiche grazie all’uso delle tecnologie. Ma il ricorso alla Dad in modo esclusivo è pensabile solo in casi di estrema necessità e mai coi più piccoli

«Quel pasticciaccio di viale Trastevere», ove ha sede il Ministero dell’Istruzione: così si potrebbe parafrasare il titolo di un romanzo dell’ingegner Carlo Emilio Gadda. Oggi inizia la scuola in quasi tutte le regioni dello Stivale, e il fiorire di appelli, di petizioni e di polemiche è il condimento di questa apertura: c’è chi è contro, c’è chi è favorevole, chi è possibilista; ma di fatto questa situazione caotica non fa altro che rivelare, ancora una volta, le fragilità strutturali del sistema-scuola italiano nella sua complessità, e mette a nudo la polvere che è stata messa, più o meno consapevolmente, sotto il tappeto di interessi e di tagli, perpetuati negli ultimi decenni. Questa confusione disorienta e mette in crisi l’apparato scolastico e sanitario con ripercussioni sul servizio offerto alle famiglie e agli studenti: l’apice si è raggiunto sul finire dell’anno appena concluso , quando, con la mano sinistra, veniva firmata una circolare che faceva ritornare la Didattica a distanza (DAD) con un solo positivo al Covid in classe, mentre il giorno dopo, con la mano destra, arrivava il contrordine sotto forma di precisazione.

<p>Ma facciamo un passo avanti, oltre le misure dettate dall’emergenza sanitaria:la DAD non è il male assoluto, ma una nuova forma di trasmissione della conoscenza ai nativi digitali  : nata nell’emergenza sanitaria, essa ha avuto il merito di garantire il diritto all’istruzione contemperandolo al diritto alla salute. Rimane del tutto evidente che fare scuola davanti al monitor di un computer è diverso che insegnare e apprendere quando si è presenza: si deve ricorrere alla DAD solo in casi di necessità estrema, per evitarla nel modo più assoluto per i più piccoli. Ma una domanda di assoluta ragionevolezza sorge spontanea: dopo quasi due anni di pandemia, si è fatto abbastanza per intervenire, in maniera strutturale, sulla scuola, al fine di poterci andare in tutta sicurezza, al di là dell’obbligo vaccinale per chi ci lavora e l’uso delle mascherine?  Ho ventisette alunni in due prime, con un distanziamento, tra le famigerate rime buccali, più o meno artefatto: non ho mai visto il loro volto completo né il loro sorriso, ma solo occhi e occhiali; inoltre, su ispirazione di un collega di inglese e di matematica, penso che mi procurerò un microfono con una cassa per far sentire meglio, durante le spiegazioni, la mia voce, ostacolata dalle mascherine FFP2, che mi compro, una al giorno. </p>     <p> Con un atto di onestà intellettuale, la DAD è stata l’occasione per moltissimi docenti di affrontare un tallone di Achille della categoria, ovvero l’uso delle tecnologie. Parto in primis dalla mia esperienza di analfabeta digitale, forse comune a molti colleghi. Infine, come molti hanno giustamente sottolineato, a vario titolo, la lezione svolta tramite la DAD non può solo essere una mera replica della lezione tradizionale, basata perlopiù su un approccio nozionistico-trasmissivo, attraverso il medium di piattaforme telematiche che tutti noi abbiamo imparato a conoscere e usare per forza e costrizione. In questo contesto inatteso e inaspettato, è emersa la necessità di una trasformazione, o meglio di una integrazione, della didattica tradizionale – si potrebbe dire pre-pandemica –, con le tecnologie offerte dal computer. Siamo dunque di fronte a una rivoluzione che il Covid-19 ha imposto e non ha fatto altro che accelerare rispetto ai tempi lenti con cui la scuola si muove nei periodi di cambiamento di se stessa. </p>   <p>Lo dimostra anche una pubblicazione, un dossier della rivista specializzata, «Nuova Secondaria», uscito nel novembre 2021, che ho curato insieme al collega Alessandro Iannella, da un titolo lungo ma eloquente: «Insegnare il latino al tempo del Coronavirus: esperienze, riflessioni, pratiche digitali, strumenti e strategie per una didattica in grado di guardare al digitale con consapevolezza». Autrici e autori dei contributi presenti in questa miscellanea sono docenti di lingua e cultura latina che, ogni giorno, stanno in aula nei licei di tutto lo Stivale, da nord a sud. Quello che hanno scritto, lo hanno vissuto con le ragazze e i ragazzi durante il primo e secondo anno di DAD. Essi hanno voluto mettere nero su bianco il racconto e la riflessione mostrando passione, determinazione, dedizione e – perché no? – creatività nello sperimentare nuove forme e modalità glottomatetiche attraverso l’uso delle tecnologie, «spinti» certamente dall’epidemia, ma anche dallo spirito di servizio e dall’amore per le proprie classi e per la propria professione-missione. Mi sento di dire questo: questa pubblicazione può dare «prova» che la DAD, se fatta bene e secondo coscienza e scienza, è utile, naturalmente in periodi di emergenza sanitaria, a condizione che sia progettata come complementare alla didattica in presenza. Non può, tuttavia, essere strumentalizzata per coprire le responsabilità degli adulti che, a vario titolo, continuano a non attuare le misure strutturali di cui la scuola ha urgentemente necessità da sempre, in particolare in epoca Covid. E’ un investimento per il corpo studentesco di oggi e per le generazioni future, il nostro vero capitale, anzi il tesoro del nostro Paese. Giova ricordare l’aneddoto riportato dallo scrittore latino Valerio Massimo, autore di Fatti e detti memorabili: al cospetto di una donna superba e vanagloriosa che ostentava ed esaltava i propri gioielli, Cornelia, senza scomporsi, mostrando i suoi figli disse: «Haec ornamenta mea!» (“Questi sono i miei gioielli!”).</p>   <p>*professore di Italiano e Latino presso il Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Milano e docente a contratto presso l’Università degli Studi di Milano  </p>    <p>10 gennaio 2022 (modifica il 10 gennaio 2022 | 12:17)</p> <p>© RIPRODUZIONE RISERVATA</p>

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“https://www.corriere.it/scuola/secondaria/22_gennaio_10/ritorno-classe-be-venga-dad-solo-se-complementare-scuola-presenza-65e9737e-71ff-11ec-b185-e6e7d7d180a3.shtml”
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