Deepwater Horizon, dieci anni dopo: le tragiche conseguenze dell’esplosione della petroliera

Colossi silenziosi

Uno degli animali in assoluto più longevi se ne sta silenzioso e sedentario sul fondo del mare. Peter Etnoyer, biologo marino presso il <em>National Oceanic and Atmospheric Administration</em> (NOAA) dell’Hollings Lab, studia i coralli che vivono nelle acque fredde. Alcuni prosperavano vicino alla sorgente della <em>Deepwater Horizon</em> prima della fuoriuscita, secondo alcuni studi del fondale marino. Dopo lo sversamento gli studiosi hanno scoperto che metà di quelle colonie di coralli – creature colorate a forma di ventaglio chiamate "gorgonian octocoral"  – risultavano esser state fortemente danneggiate.</p>    <p>“Non sappiamo quanto ci vorrà perché queste colonie di coralli si riprendano” dice Etnoyer. “Crescono davvero molto lentamente. Quelle che abbiamo visto danneggiate hanno età comprese tra decine e centinaia di anni”. I coralli sono habitat importanti per le specie come gamberetti, granchi, cernie e dentici. E siccome mostrano anelli di crescita come quelli degli alberi, i coralli agiscono come “piccoli controllori ambientali, registrando il variare delle condizioni con il passare del tempo”, spiega Etnoyer.</p>    <p>Ora il team si sta preparando per futuri disastri, mappando i coralli delle acque profonde per sviluppare un database di coralli che attualmente conta più di 750mila registrazioni. Il team ha anche un piano di sette anni per favorire la ripresa dei coralli, che include recarsi sul fondale marino utilizzando subacquei o dei veicoli manovrati a distanza per clonare o trapiantare un centinaio di coralli da un posto a un altro. “È la prima volta che si tenta di trapiantare questi specifici coralli su scala industriale” dice.</p>    <h2>Le tartarughe a rischio estinzione</h2>    <p>Il Golfo del Messico ospita cinque specie diverse di tartarughe marine, tutte protette in base all’<em>Endangered Species Act</em>. Le tartarughe liuto e le tartarughe embricate dell’Atlantico nuotano in acque lontane dalla costa, mentre la tartaruga marina comune, la tartaruga verde e la tartaruga di Kemp frequentano habitat vicini alla costa. Uno studio del 2017 stimava che almeno 402,000 tartarughe di mare fossero state esposte al petrolio durante lo sversamento, il 51% di queste erano tartarughe di Kemp, una delle specie più piccole e maggiormente in pericolo.</p>    <p>Prima della fuoriuscita, la popolazione delle tartarughe di Kemp si stimava dovesse avere una crescita del 19% annuo. Invece, il numero di nidi sulle spiagge del Golfo – il luogo di maggiore nidificazione della specie – è crollato del 35% tra il 2009 e il 2010, e precipitato di nuovo nel 2013, stando a uno studio del 2016. Quella ricerca suggeriva anche che le femmine di tartarughe di Kemp avessero faticato per mantenere il peso e lo stato di salute necessari per riprodursi.</p>    <p>Una nuova versione di un piano federale di recupero per le tartarughe di Kemp è stato firmato nel 2014 in risposta allo sversamento. L’azione si è tradotta in nuove protezioni alle nidificazioni nelle spiagge del Texas e del Messico, e la richiesta che la pesca dei gamberetti nel Golfo utilizzi dispositivi di esclusione per evitare che i rettili vengano catturati dalle reti da traino.</p>    <h2>Una nota positiva per gli uccelli</h2>    <p>Gli uccelli sono stati tra gli animali più colpiti immediatamente dopo la fuoriuscita, dice Erik Johnson, direttore del "bird conservation" for Audubon, in Louisiana. “Sappiamo che il numero di uccelli colpiti si attestava tra i 100,000 e il milione di esemplari. Sfortunatamente non sapremo mai il numero esatto”, dice.  Questa statistica include la strolaga maggiore, la sula bassana, il marangone dalla doppia cresta, la sterna reale, il piviere di Wilson, il becco a cesoie americano, e il passero delle coste, giusto per nominarne alcuni. Sono stati colpiti anche fino al 32% di gabbiani sghignazzanti e quasi un quarto di pellicani bruni.</p>    <p>Molti uccelli che non sono stati uccisi sul colpo dal petrolio che ricopriva le loro piume, da allora hanno mostrato percentuali più alte di cancro causato dal petrolio, problemi riproduttivi e una ridotta capacità di regolare la temperatura del loro corpo dovuta ai danni del piumaggio, secondo uno studio del 2020. </p>    <p>Ma anche se gli uccelli in generale sono tra le specie più devastate, in alcuni casi sembrano mostrare il recupero più solido. Il risarcimento è stato utilizzato per ripristinare la <em>Queen Bess Island</em>, in Louisiana, come habitat per gli uccelli. Il progetto è stato portato a termine lo scorso Febbraio ed è stato accolto come un successo per quanto riguarda i pellicani bruni, con quasi il 20% della popolazione dello stato che sta già nidificando lì, insieme all’airone bianco maggiore, la spatola rosata, la sterna reale, e l’airone tricolore.</p>    <h2>Pesci nel petrolio</h2>    <p>Quella che è stata la rovina degli uccelli si è però rivelata un temporaneo vantaggio per alcuni pesci: gli studiosi ritengono che la mancanza di uccelli nei cieli del Golfo del Messico è una delle ragioni per cui alcune popolazioni di pesci sono aumentate dopo lo spargimento di petrolio. C’erano il doppio di <em>menhaden</em> del Golfo, per esempio, negli anni successivi allo sversamento rispetto ai quattro decenni precedenti, probabilmente perché molti uccelli erano spariti dai cieli. </p>    <p>Altre specie di pesci hanno dato prova di essere stati danneggiati dal petrolio, inclusi circa due terzi di tutti gli storioni del Golfo, una specie a rischio. Gli studi effettuati sulle economicamente preziose trote di mare maculate e sull'ombrina ocellata hanno rilevato che i pesci nelle aree contaminate dal petrolio mostravano una capacità riproduttiva ridotta, e che anche anni dopo l’incidente, il petrolio rimasto nell’ambiente è tossico per le larve di pesce.</p>    <p>Una recente ricerca che ha effettuato test su 2,500 diversi pesci nel Golfo ha mostrato prove dell’esposizione al petrolio in tutte le 91 specie testate, il che fa pensare che lo sversamento sia diffuso e ancora in corso.</p>    <p><a href="https://www.nationalgeographic.it/video/tv/e-stata-trovata-una-balena-morta-con-6-chili-di-plastica-nello-stomaco">UNA BALENA MORTA A CAUSA DELL'INQUINAMENTO DELL'OCEANO</a></p>    <p> </p>

Source

“https://www.nationalgeographic.it/ambiente/2020/04/deepwater-horizon-dieci-anni-dopo-le-tragiche-conseguenze-dellesplosione-della”
<a href=”https://www.nationalgeographic.it/ambiente/2020/04/deepwater-horizon-dieci-anni-dopo-le-tragiche-conseguenze-dellesplosione-della” target=”

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