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Per i finanziamenti previsti dal decreto “liquidità” e assistiti dalla garanzia di SACE, non è configurabile una responsabilità penale connessa all’omessa destinazione delle somme ottenute alle finalità di interesse generale richieste dalla normativa. La Corte di Cassazione, nella sentenza n. 22119, depositata ieri, esclude così l’applicabilità del reato di “malversazione a danno dello Stato”, previsto dall’art. 316-bis c.p., in caso di mancata destinazione delle somme ottenute attraverso un mutuo erogato da un istituto di credito, con la garanzia di SACE, alle finalità espressamente previste dall’art. 1 del DL 23/2020 conv. L. 40/2020. La decisione in esame si confronta con un decreto di sequestro ordinato nei confronti del legale rappresentante di una srl a fronte dell’uso improprio del finanziamento erogato a titolo di prestito garantito dallo Stato. In particolare, veniva contestato a costui di aver impiegato tale somma per finalità diverse da quelle cui detto finanziamento era destinato per legge (mantenimento dei livelli occupazionali, evitare il fallimento o la crisi delle imprese a causa della contrazione del fatturato causata dall’emergenza sanitaria da COVID-19, copertura di spese strettamente funzionali a tali finalità), trasferendo la somma di 20.000 euro su conti correnti personali suoi e della figlia. Si ricorda che il c.d. decreto “liquidità” si inserisce nel quadro delle misure adottate per far fronte all’emergenza causata dalla pandemia da COVID-19. L’intervento normativo si propone, in particolare, lo scopo di assicurare la necessaria liquidità alle imprese, con sede in Italia, colpite dall’emergenza, diverse dalle banche e da altri soggetti autorizzati all’esercizio del credito, facilitando l’accesso a finanziamenti, di durata non superiore a sei anni, connotati da uno scopo legale (costi del personale, canoni di locazione o di affitto di ramo d’azienda, investimenti o capitale circolante impiegati in stabilimenti produttivi e attività imprenditoriali localizzati in Italia), assistiti da una garanzia a prima richiesta, esplicita e irrevocabile, rilasciata da SACE spa. La richiesta è, infatti, accompagnata da una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, ai sensi dell’art. 47 del DPR 445/2000 relativa allo scopo perseguito. Per quanto riguarda il reato contestato, l’art. 316-bis c.p. è posto a tutela della corretta gestione e utilizzazione delle risorse pubbliche destinate a fini di incentivazione economica. Presupposto dell’illecito è, infatti, l’erogazione da parte dello Stato, o di altro ente pubblico, in favore di un soggetto estraneo alla Pubblica Amministrazione, di un contributo, una sovvenzione o un finanziamento destinati alla realizzazione di opere o allo svolgimento di attività di pubblico interesse. In altre parole, la condotta sanzionata attiene non alla fase di erogazione della prestazione pubblica, bensì a quella successiva e consiste nell’elusione del vincolo di destinazione che connota tale prestazione attraverso la distrazione, anche in parte, della somma ottenuta dalla predetta finalità di interesse generale. Alla luce di tali premesse, la Cassazione ritiene che il finanziamento erogato ai sensi del DL 23/2020 non sia idoneo a integrare il presupposto citato ai fini della sussunzione della successiva condotta di sviamento nell’ambito del reato di malversazione ai danni dello Stato. Ciò in quanto il finanziamento, sebbene connotato da onerosità attenuata e destinato alla realizzazione delle finalità di interesse pubblico, non viene erogato direttamente dallo Stato o da altro ente pubblico, bensì da un soggetto privato (nel caso concreto, un istituto bancario). Viene, inoltre, precisato dalla sentenza in commento che lo schema operativo delineato dal decreto “liquidità” consente di individuare due rapporti giuridici: uno tra l’impresa e il soggetto finanziatore, riconducibile a un mutuo di scopo legale, e uno, di carattere accessorio, avente a oggetto la garanzia a prima richiesta rilasciata da SACE spa (a sua volta coperta da garanzia dello Stato) al soggetto finanziatore per il caso di mancata restituzione del finanziamento. Solo l’inadempimento di tale obbligazione restitutoria rende, dunque, operativa la garanzia pubblica, cosicché, in assenza di tale presupposto, ogni onere connesso all’erogazione del finanziamento rientra esclusivamente nel rapporto principale tra l’impresa e il soggetto finanziatore. Di contro, la condotta di sviamento delle somme erogate dalla finalità legale cui le stesse sono destinate, ove non accompagnata dall’inadempimento dell’obbligo di restituzione delle somme erogate, non può comportare l’attivazione della garanzia pubblica. Dinanzi, dunque, a una condotta di sostanziale inadempimento del mutuatario dell’obbligo di destinare le somme alle finalità di interesse generale espressamente previste dall’art. 1 del DL 23/2020 conv. L. 40/2020, la tutela dell’istituto finanziario erogatore potrà essere assicurata in sede civile attraverso i rimedi che consentono la messa in mora del mutuatario ovvero la risoluzione del contratto di mutuo.

5 giugno 2021 / Maria Francesca ARTUSI

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